Luoghi da vedere

Eretta nel 1667 a sinistra della foce del canale Panphilio. Ne ebbe l’investitura la Famiglia Cavalli che la tenne fino al 1738 quando, aperto il nuovo porto con il canale Corsini, vi trasferirono i loro diritti feudali.
Chiamata la Torraccia fu eretta nel 1667 a sinistra della foce del canale Panphilio. Ne ebbe l’investitura la Famiglia Cavalli che la tenne fino al 1738 quando, aperto il nuovo porto con il canale Corsini, vi trasferirono i loro diritti feudali

Nella campagna tra Lido di Dante, Classe e il mare, in prossimità della storica pineta, si trova l’avanzo di quella che tradizionalmente viene definita “la Torraccia”.
E’ quanto resta della torre litoranea di avvistamento che, all’epoca della costruzione si trovava presso l’imbocco portuale attivo a sud di Ravenna chiamato Candiano.
Porto sorto in epoca medievale alla foce di un corso d’acqua denominato Candiano che collegava il mare all’estremità settentrionale della valle Candiana (in seguito chiamata Standiana), la grande palude a monte della pineta di Classe, la cui bonifica si è completata solo nel secolo scorso.
Il portus Candiani fu potenziato nel Quattrocento durante la dominazione veneziana; nel 1612 il legato pontificio Bonifacio Gaetani promosse nuovi lavori di escavo, ottenendo la riconoscenza dei ravennati con la colonna eretta in suo onore presso il porto, che oggi si trova in piazza dell’Aquila.
Un intervento ancor più significativo fu però quello che venne effettuato qualche decennio dopo, fra 1652 e 1654, dal cardinale Stefano Donghi. Questi fece scavare un naviglio, detto “Panfilio” in onore del pontefice Innocenzo X Pamphili, che dopo essersi staccato dal corso del vecchio Candiano, attraverso la pineta passava accanto all’antica basilica di S. Maria in Porto e costeggiando nell’ultimo tratto l’attuale via Cesarea, terminava in una darsena a poche decine di metri dalle mura di Ravenna.L’ordine di costruzione della torre del porto Candiano, popolarmente nota come Turaza (Torraccia o Torrazza), sarebbe stato dato dal cardinal legato Paolo Savelli che governò la Romagna per pochi mesi nel 1667. Il progetto fu affidato all’architetto Pietro Azzoni, che lo presentò in data 29 agosto 1669; la struttura venne completata probabilmente nel 1670. Con un breve del 5 dicembre 1671 di papa Clemente X, ne ebbe investitura la famiglia Cavalli, che ne entrò in possesso nell’agosto 1672, godendo della riscossione di dazi e regalie sul traffico portuale. La torre, sorta presso le semplici strutture del porto Candiano, ospitava una guarnigione di fanti e cavalieri che svolgeva funzioni di controllo sul litorale sventando sbarchi indesiderati e segnalando imbarcazioni sospette o nemiche al sistema di difesa costiero. In numerosi documenti viene poi indicata come torre di Sanità, per il controllo sanitario che si effettuava sugli equipaggi delle imbarcazioni dirette in città, onde evitare il diffondersi di epidemie. In breve tempo la famiglia Cavalli diede corso alla costruzione di un’osteria per rifornire le imbarcazioni di viveri e di tutto il necessario, scatenando così un lungo contenzioso con l’Abbazia di Porto proprietaria dei terreni, da subito contraria all’investitura Cavalli.
Verso il 1730, con la diversione di Ronco e Montone per allontanare dalla città la costante minaccia dei fiumi, il nuovo corso dei Fiumi Uniti finì con l’intersecare il tracciato del canale Panfilio.
L’inevitabile abbandono del vecchio porto Candiano e il trasferimento sul nuovo canale Corsini a nord di Ravenna, determinarono il rapido e inesorabile degrado della struttura fortilizia, soggetta anche a spogliazioni per il recupero di materiale da costruzione. Il costante avanzamento della linea di costa e le opere di bonifica del territorio cancellarono rapidamente ogni segno dell’originaria funzionalità del manufatto, tanto che nella seconda metà dell’Ottocento la torre appariva isolata entro la pineta e già in parte diroccata.

La Cooperativa Agricola Braccianti Territorio Ravennate in data 26/09/2007 con atto del Notaio Pasi di Ravenna, Rep. 151049 registrato a Ravenna il 03/10/2007 al n. 7412 ha acquistato dall’Az. Agricola Cavalli l’immobile della Torre, meglio conosciuta come “Torraccia” o Torrazza”.
Nel 2005, la Cooperativa aveva acquistato l’Azienda Ricci, comprendente i terreni circostanti la Torre, estesi un centinaio di ettari ed il centro aziendale ubicato in prossimità della stessa, composto da vari fabbricati.

La decisione di procedere all’acquisto, nonostante il prezzo fosse abbastanza elevato, fu assunta dal Consiglio di Amministrazione al fine di scongiurare possibili vertenze legali sulla servitù di passaggio per accedere alla Torre, non riportata in alcun atto, ma vantata per usucapione e per scongiurare una destinazione impropria o un utilizzo privato di questo antico manufatto, a quella data privo di vincoli della Soprintendenza e accatastato come generico fabbricato rurale. Oggi si auspica di poter trovare la sensibilità di Enti, Associazioni, Istituzioni e Fondazioni, attivando anche sinergie tra i cittadini, per rendere possibile un restauro conservativo della Torre ed il recupero di un pezzo di storia e di una preziosa testimonianza.

a cura di Cooperativa Agricola Braccianti Territorio Ravennate – Piangipane

FOCE DEL BEVANO, ORTAZZO E ORTAZZINO (3 km c.a.)
La foce del Bevano è un’importante area di circa 40 ettari, che testimonia, con la sua foce naturale, le dune costiere e le lagune retrodunali, come doveva essere l’intera fascia costiera regionale prima dei massicci interventi antropici.
L’area ad ovest della foce è detta Ortazzino e comprende i meandri fossili del Bevano, parte delle dune costiere, i retrostanti prati umidi salmastri con falda affiorante e prati aridi con arbusteti termofili naturali, dominati da Ginepro (Juniperus communis) e Olivello spinoso (Hippophae rhamnoides). In questo complesso di zone umide e dune sono presenti quasi tutti i tipi di vegetazione alofila nordadriatica., dai salicornieti annuali e perenni, agli spartinieti e giuncheti marittimi, al puccinellieto.


L’Ortazzo era un’antica valle di acqua dolce, arginata ed ottenuta dalla riconversione di precedenti risaie, che attualmente si caratterizza come un ampio stagno costiero. Si tratta di uno dei siti costieri a naturalità più elevata e a maggiore biodiversità. In esso si mantiene intatta la naturale successione dal mare all’entroterra, senza insediamenti balneari e manomissioni antropiche.
Il sito è, inoltre, importantissimo per la migrazione e lo svernamento degli Uccelli acquatici e dei rapaci diurni (in particolare Albanelle e Aquila anatraia maggiore) oltre che per la nidificazione dei Caradriformi (Cavaliere d’Italia, Avocetta, Sterna zampenere, Fraticello, Sterna comune).

LA TORRACCIA ( 3 km c.a. )
Eretta nel 1667 a sinistra della foce del canale Panphilio. Ne ebbe l’investitura la Famiglia Cavalli che la tenne fino al 1738 quando, aperto il nuovo porto con il canale Corsini, vi trasferirono i loro diritti feudali.

CLASSE ( 9 km c.a. )
Classe è nella storia ricordata per il suo porto militare, attivissimo al tempo di Roma Imperiale. La Pineta che porta il suo nome è antica quanto la città di Ravenna, il legname serviva per costruire le navi della flotta che qui stanziava ed era una delle più importanti del mediterraneo. La Pineta di Classe, un tempo più folta e selvatica di oggi, è nota per aver ispirato Dante per la Divina Commedia e Lord Byron.
La località che attualmente porta il nome di Classe è un insediamento moderno cresciuto attorno alla Basilica di S. Apollinare e rivitalizzata nel novecento dallo Zuccherificio che, oggi in disuso, ospiterà il gran museo archeologico di rilevanza mondiale. La vecchia Città (Civitas Classis) ed il porto sono interrati alcuni km. più a nord verso Ravenna collegati con Necropoli e resti di importanti basiliche: Petriana, San Severo, Beati Probi, della Cà Bianca, Sant’Eleucadio, Sant’Eufemia a Mare. Classe, oggi, si prepara a dissotterrare i suoi tesori e ad esperii a tutti coloro che vorranno conoscere la sua Storia Millenaria che va da Giulio Cesare al Cristianesimo predicato da S. Apollinare, per arrivare ai giorni nostri.

LA BASILICA DI SANT’APOLLINARE IN CLASSE ( 9 km c.a. )
Costruita in epoca bizantina, la basilica fu consacrata nel 549 dal Vescovo di Ravenna Massimiano.
L’impianto architettonico esterno è stato edificato in mattoni lunghi e stretti, mentre il campanile, del X secolo, presenta una forma cilindrica ornata da monofore, bifore e trifore. Lo spazio interno, articolato in tre navate, è intervallato da 24 colonne in marmo greco sormontate da capitelli bizantini.
La zona absidale e le pareti scintillano di mosaici realizzati nella metà del VI secolo. La parte centrale dell’abside presenta la Trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor. Nella parte inferiore, al centro di un paesaggio verdeggiante che richiama la vicina pineta, figura S. Apollinare orante. Tra le finestre sono raffigurati i quattro vescovi fondatori delle principali basiliche ravennati: Ecclesio, Severo, Orso e Ursicino.

GLI SCAVI ARCHEOLOGICI DI CLASSE ( 7 km c.a.)
II sobborgo portuale di Ravenna, sorto alla foce del porto militare di Ottaviano Augusto, prese il nome di Classe solo verso il V secolo. Distrutto nell’ VIII sec. dopo ottocento anni di intensa vita, è stato ritrovato coperto da circa un metro di argilla portata nel medioevo da torbidi torrenti, i quali hanno respinto anche il mare per 10 km. Nel medioevo sopravvissero alcuni monasteri e basiliche, rovinati poi uno dopo l’altro ad eccezione di Sant’Apollinare. Gi à in antico l’abbassamento del suolo, tipico di questa pianura, aveva costretto pi ù volte a ricostruire a quote superiori, per evitare l’acqua alta. I ruderi di Classe, a più livelli, hanno uno spessore di ben tre metri. A Classe si trovano fitti residui di lavorazione di officine, fonderie, cantieri; sarcofagi e stele istoriate; pavimenti in mosaico del I sec. e dei sucessivi fino all’et à bizantina; una enorme quantit à di monete…
L’esplorazione di Classe è un’avventura esaltante.
Dopo scoperte casuali nel corso di tre secoli, nel 1961 alcuni archeologi volontari promossero sistematiche ricerche e il mistero del porto augusteo fu svelato. Non lontano dai moli, si scoprì poi una citt à vasta 100 ettari e una necropoli ancor pi ù estesa, sotto poco pi ù di un metro di terra. Gli scavi sono tenuti a cura della Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna.
In questa fase iniziale si possono vedere: Scavo Nord (di fronte al Motel Romea – Ponte Nuovo): un tratto del canale portuale interno e i ruderi di alcune officine di et à bizantina (VI sec), fra cui una fornace e una strada lastricata. A m. 600, lo Scavo Sud, dove sono portati alla luce i resti di San Severo, basilica del VI sec, al cui culto furono poi fedeli gli Imperatori di Sassonia (Xsec) (reliquie a Erfurt). I pavimenti in mosaico sono ora presso il Museo Nazionale (zona S. Vitale in Ravenna) nel quale sono esposti i reperti di Classe, stele funerarie e sarcofagi (guide e cataloghi all’ingresso).

RAVENNA ( 9 km c.a. )
Ravenna, città unica nel mondo, ultima capitale, nel V secolo, dell’impero di occidente . Raccolta l’eredità della grande Roma ha rivestito, nei secoli, un ruolo di protagonista nella storia d’Europa. È divenuta la prima città del regno romano barbarico del goto Teodorico, e in seguito sede dell’Esarca dopo la riconquista da parte dell’Impero d’Oriente. Conserva in splendidi monumenti la testimonianza del suo ruolo di grande polo politico, commerciale e artistico nel susseguirsi di civiltà diverse. In particolare, il periodo imperiale romano e la luminosa stagione in cui Ravenna divenne centro dell’Impero d’Oriente, alla metà del VI secolo, hanno lasciato nella città uno straordinario complesso di basiliche, battisteri, mausolei. L’armonia dei moduli costruttivi classici si fonde con il fasto e lo splendore dei marmi preziosi e delle ricche decorazioni musive bizantine.
Accanto ad essi, le testimonianze architettoniche del dominio veneziano di Piazza del Popolo e della Rocca Brancaleone, gli splendidi chiostri rinascimentali, la Biblioteca Classense del XVI secolo le aggiungono nuove attrattive. In questa cornice si inserisce, nei mesi di giugno e luglio, Ravenna Festival con le sue straordinarie suggestioni.
La città che ispirò Dante, Boccaccio, Byron e Klimt è adagiata nella grandiosa bellezza degli ambienti naturali che la circondano. Una magnifica pineta e un lungo lido sabbioso corrono per chilometri sull’Adriatico, ospitando ben nove centri balneari. I lidi ravennati sono dotati di ogni comfort, e caratterizzati da una tradizione di ospitalità e organizzazione turistica note in tutta Europa.

CERVIA (27 km c.a.)
La città venne ricostruita ex nov dal 1697 al 1714 in prossimità della costa, in base ad un originale piano urbanistico. Nacquero così ai lati del Porto Canale i grandiosi magazzini del Sale (che potevano contenere oltre 100.000 quintali di sale) per il deposito, in attesa delle imbarcazioni da carico per le rispettive destinazioni.
I Magazzini del Sale, insieme alla Torre S. Michele e alla Darsena, costituiscono lo scorcio più suggestivo del centro storico.
Delimitato dal quadrilatero delle case dei salinari, il centro a pianta rettangolare, con all’interno la Cattedrale, il Municipio, il Teatro e le case dei maggiorenti, rappresenta oggi il nucleo originario della città del sale e del borgo dei pescatori. Di particolare pregio artistico sono inoltre la Chiesa del Suffragio (1722) e la Chiesa di S. Antonio (1704).

LA SALINA DI CERVIA (26 km c.a.)
La Salina di Cervia è un’oasi naturalistica di 827 ettari che presenta e mantiene la flora e la fauna tipiche delle zone umide salmastre.
La storia di Cervia è strettamente legata alla produzione del sale. Cervia un tempo era denominata Ficocle. La città sorgeva a pochi chilometri dalla costa, in mezzo a valli adatte ad imbrigliare l’acqua del mare necessaria alle saline. Il sale, il famoso “oro bianco” , era prezioso come elemento essenziale per la conservazione degli alimenti e per le attività di trasformazione. Per questa ricchezza Cervia fu nei secoli passati oggetto di contese da parte delle signorie e degli Stati del tempo. Accanto alle saline è attivo il centro vista del Parco.

PUNTE ALBERETE (22 km c.a.)
E’ la zona naturalistica più importante di questa porzione di territorio, un biotopo estremamente suggestivo di valore internazionale gestito dal Parco del Delta del Po.
Una foresta allagata con frassini, olmi, salici, pioppi. L’habitat è importante per le piante acquatiche (nifee, gigli di palude) e per le varie specie di animali che vivono in zone umide, dai pesci ai rettili, agli uccelli spesso rari: Moretta tabaccata, Airone rosso, Ibis mignattaio, Sgarza ciuffetto, Nitticora, Tarabusi e Tarabusini.

MIRABILANDIA (11 km c.a. )
Il parco di Mirabilandia attualmente si compone di due zone principali: parco tematico (suddiviso in sette aree) e parco acquatico (aperto nel 2003). Il parco tematico Mirabilandia è ricco di verde e, al suo interno, si trovano attrazioni meccaniche, acquatiche, tematiche e hanno luogo spettacoli. Il parco acquatico ospita piscine, acquascivoli e spiagge artificiali. L’intera struttura si sviluppa intorno a tre piccoli laghi, uno centrale e due secondari, dove nidificano varie specie di uccelli, anche migratori.


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