La Torraccia

La Torraccia

A sud dei Fiumi Uniti, nella campagna tra Lido di Dante, Classe e il mare, in prossimità della storica pineta, si trova l’avanzo di quella che tradizionalmente viene definita “la Torraccia”. E’ quanto resta della torre litoranea di avvistamento che, all’epoca della costruzione si trovava presso l’imbocco portuale attivo a sud di Ravenna chiamato Candiano. Porto sorto in epoca medievale alla foce di un corso d’acqua denominato Candiano che collegava il mare all’estremità settentrionale della valle Candiana (in seguito chiamata Standiana), la grande palude a monte della pineta di Classe, la cui bonifica si è completata solo nel secolo scorso. Il portus Candiani fu potenziato nel Quattrocento durante la dominazione veneziana; nel 1612 il legato pontificio Bonifacio Gaetani promosse nuovi lavori di escavo, ottenendo la riconoscenza dei ravennati con la colonna eretta in suo onore presso il porto, che oggi si trova in piazza dell’Aquila. Un intervento ancor più significativo fu però quello che venne effettuato qualche decennio dopo, fra 1652 e 1654, dal cardinale Stefano Donghi. Questi fece scavare un naviglio, detto “Panfilio” in onore del pontefice Innocenzo X Pamphili, che dopo essersi staccato dal corso del vecchio Candiano, attraverso la pineta passava accanto all’antica basilica di S. Maria in Porto e costeggiando nell’ultimo tratto l’attuale via Cesarea, terminava in una darsena a poche decine di metri dalle mura di Ravenna.L’ordine di costruzione della torre del porto Candiano, popolarmente nota come Turaza (Torraccia o Torrazza), sarebbe stato dato dal cardinal legato Paolo Savelli che governò la Romagna per pochi mesi nel 1667. Il progetto fu affidato all’architetto Pietro Azzoni, che lo presentò in data 29 agosto 1669; la struttura venne completata probabilmente nel 1670. Con un breve del 5 dicembre 1671 di papa Clemente X, ne ebbe investitura la famiglia Cavalli, che ne entrò in possesso nell’agosto 1672, godendo della riscossione di dazi e regalie sul traffico portuale. La torre, sorta presso le semplici strutture del porto Candiano, ospitava una guarnigione di fanti e cavalieri che svolgeva funzioni di controllo sul litorale sventando sbarchi indesiderati e segnalando imbarcazioni sospette o nemiche al sistema di difesa costiero. In numerosi documenti viene poi indicata come torre di Sanità, per il controllo sanitario che si effettuava sugli equipaggi delle imbarcazioni dirette in città, onde evitare il diffondersi di epidemie. In breve tempo la famiglia Cavalli diede corso alla costruzione di un’osteria per rifornire le imbarcazioni di viveri e di tutto il necessario, scatenando così un lungo contenzioso con l’Abbazia di Porto proprietaria dei terreni, da subito contraria all’investitura Cavalli.
Verso il 1730, con la diversione di Ronco e Montone per allontanare dalla città la costante minaccia dei fiumi, il nuovo corso dei Fiumi Uniti finì con l’intersecare il tracciato del canale Panfilio. L’inevitabile abbandono del vecchio porto Candiano e il trasferimento dell’investituta Cavalli sul nuovo canale Corsini a nord di Ravenna, determinarono il rapido e inesorabile degrado della struttura fortilizia, soggetta anche a spogliazioni per il recupero di materiale da costruzione. Il costante avanzamento della linea di costa e le opere di bonifica del territorio cancellarono rapidamente ogni segno dell’originaria funzionalità del manufatto, tanto che nella seconda metà dell’Ottocento la torre appariva isolata entro la pineta e già in parte diroccata.

L’Acquisto

La CAB TERRA (Cooperativa Agricola Braccianti Territorio Ravennate) in data 26/09/2007 con atto del Notaio Pasi di Ravenna, Rep. 151049 registrato a Ravenna il 03/10/2007 al n. 7412 ha acquistato dall’Az. Agricola Cavalli l’immobile della Torre, meglio conosciuta come “Torraccia” o Torrazza”.
Pochi anni prima, nel 2005, la Cooperativa aveva acquistato l’Az. Ricci, comprendente i terreni circostanti la Torre, estesi un centinaio di ettari ed il centro aziendale ubicato in prossimità della stessa, composto da vari fabbricati. In particolare l’operazione di acquisizione è stata effettuata esercitando come Cooperativa il diritto di prelazione, in qualità di confinanti, subentrando nel preliminare già sottoscritto dal venditore con un ristoratore Modena.

La decisione di procedere all’acquisto, nonostante il prezzo fosse abbastanza elevato, fu assunta dal Consiglio di Amministrazione al fine di scongiurare possibili vertenze legali sulla servitù di passaggio per accedere alla Torre, non riportata in alcun atto, ma vantata per usucapione e per scongiurare una destinazione impropria o un utilizzo privato di questo antico manufatto, a quella data privo di vincoli della Soprintendenza e accatastato come generico fabbricato rurale. Oggi si auspica di poter trovare la sensibilità di Enti, Associazioni, Istituzioni e Fondazioni, attivando anche sinergie tra i cittadini, per rendere possibile un restauro conservativo della Torre ed il recupero di un pezzo di storia e di una preziosa testimonianza.

a cura di Cooperativa Agricola Braccianti Territorio Ravennate – Piangipane